Autore

FLAVIA DALILA D'AMICO

Flavia Dalila D'Amico è una studiosa e curatrice. I suoi interessi di ricerca si rivolgono alle intersezioni tra corpi, soggettività politiche e tecnologie nell'ambito delle arti dal vivo. Nel 2017 ottiene il titolo di Dottore di Ricerca in Musica e Spettacolo presso Sapienza Università di Roma, con una tesi volta a indagare la relazione tra le disabilità e il teatro, confluita in parte nella monografia Lost in Translation. Le disabilità in scena (2021, Bulzoni Editore). Ha fatto parte di tre gruppi di ricerca nazionale ed è stata assegnista presso l'Università degli studi Link di Roma, Università degli studi Sapienza di Roma, l'Università degli studi di Padova. Fa parte dell'associazione Al. Di. Qua. Artists che si occupa di creare e promuovere percorsi di accessibilità per artisti con disabilità nell'ambito delle arti performative. Cura la residenza creativa di ORBITA|Spellbound Centro Nazionale di Prodizione della Danza “Creazioni Accessibili” volta a favorire la sperimentazione estetica di strategie di accessibilità per la comunità cieca e ipovedente. È stata responsabile scientifico del progetto “L'accessibilità come principio estetico nell'ambito delle arti performative”, vincitore del Bando d'Ateneo AVVIO ALLE TERZE MISSIONI, Sapienza Università di Roma, del Premio Fabrizio Vescovo 2025, promosso dall'Ordine degli Architetti di Roma e del Premio Città accessibili a tutti 2025, promosso da INU (Istituto Nazionale di Urbanistica) - URBIT (Urbanistica Italia).

Libri dell'autore

404 NOT FOUND

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Il quaderno nasce nell’ambito del progetto PRIN 2022 I_PAD Italian Performance Archive in Digital che assume l’archivio privato dell’artista Giacomo Verde come caso studio a partire dal quale proporre un modello replicabile di archiviazione per produzioni teatrali multimediali. Il coinvolgimento diretto nelle fasi di inventariazione, digitalizzazione e archiviazione dei documenti esaminati, fa emergere delle domande, non solo sulla responsabilità del costruire cosa depositare della storia dell’artista e come organizzarlo, ma soprattutto sull’importanza di restituire valore a tutte quelle memorie residuali che, non essendo divenute “fatti”, sfuggono all’incedere documentato e documentabile della Storia. Il 404 Not Found del titolo rimanda al codice di stato standard del protocollo HTTP generato quando un client è in grado di comunicare con un server, ma quest’ultimo non trova ciò che è stato richiesto. Allo stesso modo, la ricerca tra gli eterogenei documenti di Giacomo Verde, spesso non ha trovato riscontri o possibilità di verifica della riuscita o meno dei progetti analizzati, poiché non presenti in archivi più ampi o nella letteratura critica della stagione teatrale presa in esame. L’analisi prende le mosse da bozzetti, schemi, corrispondenze, fax e preventivi, appunti che irradiano una nebulosa operativa e affettiva dell’artista, che eccede il dato registrato e verificabile nei più ampi archivi di festival e istituzioni ospitanti, pur aggregandovi ulteriori sentieri significanti. L’intento non è tanto o solo, far emergere la complessità di una figura che ha conquistato solo i margini della storia teatrale italiana, ma far zampillare dalle fessure silenti delle sue tracce in potenza, contro-storie e narrazioni differenti di quello stesso “centro” poco occupato.